GasAppunto

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Mani In PASTA

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Anche quest’anno GasAPPunto visto il successo dell’anno scorso ripropone l’evento Mani in Pasta!!

Sei appassionato di cucina ma nessuno ti ha mai spiegato come fare?

Avresti sempre voluto imparare dalla nonna come si faceva la pasta ma non si è presentata mai l’occasione giusta?

Tranquillo ci siamo noi!!

Insieme impareremo i trucchi per fare una pasta ”come la faceva la nonna” rigorosamente impastata e tirata a mano!!

In più useremo solo materie prime dei nostri produttori certificati BIO!!

Per chi poi volesse continuare la serata in nostra compagnia ceneremo tutti insieme con dei piatti BIO fatti con amore da noi!

Affrettati i posti finiscono in fretta!!

 

Di seguito il link all’evento Facebook:

https://www.facebook.com/events/493886174427070/

 

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ARANCE DALLO ZIMBABWE IN VENDITA A CATANIA

“Sotto casa a Catania, all’interno di un punto vendita di una importante catena della GDO, ho trovato in vendita arance Valencia provenienti dallo Zimbabwe, al prezzo di 1,79 euro al chilo. C’è sicuramente da riflettere. Quel che è certo è che dobbiamo rafforzare la filiera siciliana per valorizzare meglio le nostre le produzioni”. A dichiararlo è Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, che sul proprio profilo facebook ha segnalato la presenze degli agrumi africani in un punto vendita della città siciliana.

arance-zimbabwe

 

“Che lo Zimbabwe venga a vendere le arance a Catania fa sorridere – continua in una nota Argentati – ma rappresenta anche un monito e uno stimolo per tutta la filiera agrumicola siciliana e italiana. Un richiamo a fare rete e sistema perché nel mondo non siamo i soli a produrre agrumi e dobbiamo crescere, migliorare, organizzarci meglio. Purtroppo la GDO fa il suo mestiere e mette sullo scaffale i prodotti di cui riesce ad approvvigionarsi con facilità e a prezzi per lei convenienti. Difficile contrastare il mercato invocando dazi e barriere, anche se sicuramente è necessario trattare condizioni di reciprocità e controlli fitosanitari stringenti sui prodotti che entrano in Italia. Quello che deve fare la filiera agrumicola siciliana, che sicuramente produce agrumi di alta qualità e super controllati, è puntare ai consumatori”, sottolinea la presidente del Distretto Agrumi di Sicilia. “Le nostre arance, in primis quelle rosse, sono uniche: dobbiamo dimostrarlo e comunicarlo in Italia e all’estero. Per questo – aggiunge – non ci stanchiamo mai di ripetere, serve un Piano di settore nazionale che punti alla valorizzazione della nostra agrumicoltura, con le misure che da tempo indichiamo, dalla fase di produzione a quella di trasformazione: monitoraggio delle produzioni, supporto alla riconversione degli agrumeti colpiti dal Tristeza Virus, controlli fitosanitari sui prodotti di importazione, capacità di aggregazione, valorizzazione commerciale, campagne di comunicazione e di educazione alimentare, indicazione di provenienza sulle etichette dei prodotti trasformati, diffusione del consumo dei prodotti freschi e trasformati dal fresco nelle scuole e negli ospedali. E in merito all’export anche di lunga distanza, Alibaba ci ha chiesto quantitativi di arance per il mercato cinese, ma ancora siamo in attesa di conferme rispetto alla possibilità di inviarle anche via aerea. Arance, limoni e mandarini siciliani sono il top della qualità, come dimostrano i marchi di garanzia Dop e Igp e le crescenti produzioni biologiche. Un patrimonio che dobbiamo riuscire a “vendere” sul mercato puntando sulla qualità”. Sulla notizia postata sul profilo facebook di Federica Argentati non sono mancati i commenti, compreso quello di Giuseppe Guagliardi del Maas di Catania che scrive: “ A me fa riflettere il prezzo… dallo Zimbawe a solo 1,79. Questo significa materia prima, packaging, trasporto in container, importatore, piattaforma gdo e punto vendita”.

Fonte qui


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I lavoratori denunciano paghe da fame e violazioni del diritto del lavoro nella catena di fornitura di H&M

I risultati di una ricerca, raccolti nel report “H&M: Le promesse non bastano, I salari restano di povertà”, rivelano come molti lavoratori e lavoratrici che producono abiti per H&M vivano sotto la soglia di povertà, nonostante le promesse dell’azienda di pagare un salario dignitoso entro il 2018 e le recenti ingannevoli dichiarazioni sui progressi raggiunti. I lavoratori intervistati guadagnano in India e Turchia un terzo e in Cambogia meno della metà della soglia stimata di salario dignitoso. In Bulgaria, lo stipendio dei lavoratori intervistati presso un “fornitore d’oro” di H&M non arriva nemmeno al  10% di quello che necessiterebbero per avere vite dignitose.

 

Uno dei più grandi rivenditori al mondo, con profitti per 2,6 miliardi di dollari, ha una catena di fornitura con lavoratori costretti a ore eccessive di lavoro per pura sopravvivenza.

 

Straordinari per sopravvivere

I salari sono così bassi che dobbiamo fare gli straordinari per coprire i nostri bisogni primari” ha raccontato un lavoratore di un “fornitore d’oro” di H&M in India.

Le ore di straordinari in tre delle sei fabbriche coinvolte nell’inchiesta spesso superano il limite massimo legale e lavorare di domenica è frequente in tutti e quattro i paesi in cui si è svolta la ricerca: Bulgaria, Turchia, Cambogia e India. In Bulgaria addirittura i lavoratori hanno raccontato di dover effettuare gli straordinari solo per raggiungere il salario minimo legale.

Entri in fabbrica alle 8 di mattina, ma non sai mai quando ne uscirai. A volte torniamo a casa alle 4 del mattino seguente” ha rivelato un lavoratore della Koush Moda, “fornitore d’oro” di H&M in Bulgaria.

 

Svenimenti sul posto di lavoro

Scarsi salari, straordinari eccessivi e l’onere aggiuntivo del lavoro domestico portano a malnutrizione, stanchezza e svenimenti sul posto di lavoro.

Un terzo delle donne intervistate in India e due terzi in Cambogia – che lavorano nelle fabbriche classificate da H&M come “fornitori di platino” – sono svenute sul posto di lavoro. Una lavoratrice in India ha raccontato di essere stata accompagnata dai suoi compagni in ospedale per un’emorragia interna dopo che aveva colpito una macchina durante uno svenimento.

Le lavoratrici bulgare parlano degli svenimenti come di eventi quotidiani. Inoltre, una lavoratrice ha denunciato il licenziamento di una compagna dopo uno svenimento.

 

Il contesto della ricerca

Le interviste ai lavoratori e alle lavoratrici e la fase di analisi sono state condotte tra marzo e giugno 2018 durante la campagna “Turn Around, H&M” coordinata dalla Clean Clothes Campaign e sostenuta dall’International Labor Rights Forum e da WeMove.EU.

La campagna è stata lanciata nel maggio 2018 quando è diventato evidente che H&M non avrebbe mantenuto l’impegno di “adottare modelli retributivi tali da garantire entro il 2018 la corresponsione di salari dignitosi, un provvedimento che avrebbe interessato a quella data 850.000 lavoratori dell’abbigliamento”. Al tempo dell’annuncio le maestranze interessate fabbricavano il 60% dei prodotti del marchio, alle dipendenze di “fornitori strategici e selezionati” che l’azienda classifica come “gold” o “platinum”. Proprio tra queste sono state scelte le fabbriche in cui realizzare l’inchiesta.

 

Non ci si può fidare delle parole di H&M

Sapevamo che H&M non avrebbe mantenuto il suo impegno, ma ciò che abbiamo trovato a livello di salari e di condizioni di lavoro nelle fabbriche della sua catena di fornitura è davvero scioccante. H&M deve intervenire immediatamente per porre fine allo scandalo dei salari da fame e delle violazioni dei diritti dei lavoratori” ha dichiarato Bettina Musiolek della Clean Clothes Campaign, che ha coordinato la ricerca.

“La scorsa settimana H&M ha rilasciato una dichiarazione altisonante, un chiaro tentativo di neutralizzare l’impatto dei risultati che pubblichiamo oggi e che, naturalmente, abbiamo inviato in anticipo all’azienda. Di fatto H&M sta cercando di rimuovere dalla memoria collettiva quegli 850.000 lavoratori cui doveva garantire un salario dignitoso entro il 2018. Ma noi abbiamo la memoria lunga e non lasceremo che ciò accada” ha dichiarato Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign.

È ormai del tutto evidente che non ci si può fidare delle parole di H&M. Invece di vuote chiacchiere da pubbliche relazioni, vogliamo vedere cambiamenti reali e trasparenti nelle paghe dei lavoratori. Come abbiamo già scritto ai vertici della società, devono pubblicare una road map con obiettivi di aumento salariale misurabili e a breve termine, dettagliando in che modo l’azienda intenda cambiare le sue pratiche di acquisto per essere sicura che i lavoratori ottengano un salario dignitoso” ha dichiarato Judy Gearhart, direttore esecutivo di ILRF.

 

I consumatori chiedono di agire

H&M non può continuare a fingere che le cose stiano migliorando quando i lavoratori sono costretti a fare gli straordinari e ancora vivono in povertà. Questa ricerca mobiliterà migliaia di cittadini preoccupati e consumatori critici che hanno a cuore il rispetto dei diritti umani e il consumo e la produzione sostenibile” ha dichiarato Virginia Lopez di WeMove.EU.

All’interno della campagna “Turn Around, H&M! esiste una petizione per chiedere salari dignitosi e condizioni di lavoro giuste in tutta la catena di fornitura di H&M. Le firme raccolte hanno già superato quota 100mila.

Il rapporto completo è disponibile qui

Fonte qui


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Albania: no ai pesticidi, contro i parassiti si usa l’energia solare

Nel distretto di Lushnjë, in Albania, è stato sperimentato un metodo ecologico ed economico per controllare i parassiti grazie all’energia solare.

Per anni il fiore all’occhiello dell’agricoltura in Albania è stato rappresentato dalla prefettura di Fier, l’area agricola più produttiva del Paese che appena dieci anni fa soddisfaceva circa il 60 per cento del fabbisogno nazionale. A questo modello tradizionale di agricoltura, fatto perlopiù di monocolture intensive, si contrappone quello adottato dal distretto di Lushnjë, situato nella pianura costiera, in cui si sta sviluppando con decisione l’agricoltura biologica, grazie anche alla crescente domanda di prodotti bio.

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Sole contro i parassiti

L’agricoltura biologica, per definirsi tale, non può fare uso di pesticidi di sintesi per proteggere le colture da infestanti e parassiti, ma utilizza preparati di origine naturale non pericolosi per l’uomo e per l’ambiente o altre tecniche di controllo biologico. Nel distretto di Lushnjë è stato adottato un metodo innovativo per proteggere le colture che prevede l’utilizzo dell’energia solare.

Per un’Albania più resiliente

Il progetto è stato sviluppato nel 2015 dal MedAlb Institut, l’istituto albanese delle piante medicinali, organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 2012 per gestire in maniera sostenibile le risorse naturali nazionali e proteggere la biodiversità. L’obiettivo del progetto di controllo biologico tramite pannelli fotovoltaici è sostenere lo sviluppo dell’agricoltura biologica e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici in Albania.

Come funziona il “pesticida solare”

I ricercatori del MedAlb Institut, guidati dal presidente Luan Ahmetaj, hanno creato uno strumento efficiente e dai costi ridotti per combattere i parassiti e gli insetti nocivi per le colture. In cima sono stati posti due piccoli pannelli fotovoltaici, sotto i quali si trova un contenitore che deve essere riempito di acqua. L’energia solare viene immagazzinata nelle celle di memoria e, quando cala il sole, consente l’accensione di una lampada che si trova a circa 30 centimetri dalla superficie dell’acqua ed emette una speciale lunghezza d’onda che attrae gli insetti, i quali muoiono imprigionati nel contenitore con l’acqua. Lo strumento, secondo quanto riportato dall’istituto, non solo uccide i parassiti ma protegge i loro predatori naturali, mantenendo l’equilibrio della catena biologica.

Il riscatto delle comunità rurali

Attraverso la diffusione di questo strumento, economico e dalla durata di 7-8 anni, il MedAlb Institut mira a incentivare le comunità locali ad intraprendere una produzione agricola biologica, migliorando così la qualità della produzione agricola, aumentando la sicurezza alimentare nazionale nel rispetto dell’ambiente e migliorando la situazione sociale, economica e ambientale delle comunità rurali. A beneficiare del progetto, oltre che produttori e consumatori, saranno la biodiversità locale, il suolo e le falde acquifere.

Un modello replicabile

Il “pesticida solare” è particolarmente efficace in Albania, Paese mediterraneo che gode di trecento giorni di sole all’anno ma può essere replicato in altri paesi sufficientemente soleggiati e si è dimostrato efficace per la protezione di diversi tipi di colture e alberi. Nel 2015 il MedAlb Institut ha iniziato a distribuire le attrezzature ad alcuni agricoltori biologici e ha organizzato due corsi di formazione tenuti da agricoltori, esperti di agricoltura e ambiente, rappresentanti di istituzioni agricole e dell’università di Tirana per spiegare benefici e finalità del progetto. L’agricoltura biologica continua dunque la sua ascesa, nel rispetto dei cicli di vita naturali, grazie ad un “nuovo” alleato: il sole.

Fonte qui


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È più facile non mangiare uova che trovarne senza maltrattamenti. La nuova indagine di Essere Animali

Allevate in gabbia non hanno nemmeno lo spazio per aprire le ali, allevate a terra devono dividersi un metro quadro in 9. La nuova indagine di Essere Animali mostra le condizioni delle galline ovaiole in Italia.

Ce le immaginiamo libere mentre razzolano intente a beccare il mangime, ma la realtà è ben diversa. A svelarlo è la nuova indagine di Essere Animali realizzata nei maggiori allevamenti italiani di galline. Vere e proprie fabbriche di uova che hanno un solo imperativo: produrre di più. Il consumatore può scegliere il metodo di allevamento, ma molti aspetti del settore, come gli incubatoi, sono nascosti.

Metti 13 galline su una scrivania

In Italia 34 milioni di galline, il 92 per cento di quelle allevate, vive in capannoni sovraffollati, senza mai vedere l’erba o la luce del sole. Le dimensioni consentite dalla legge sono allucinanti: nell’allevamento in gabbia non hanno a disposizione nemmeno lo spazio per aprire le ali. Come mettere 13 galline su una scrivania e costringerle a vivere lì. Negli allevamenti a terra invece non ci sono gabbie ma nove animali per metro quadrato. In queste condizioni lo stress è tale che si deve procedere al debeccaggio, ovvero la mutilazione della parte terminale del becco, per limitare le ferite dovute alle aggressioni.

galline

Le immagini mostrano galline spennate, anemiche, con infezioni alle zampe e problemi alle unghie. Alcune sono così apatiche che stentano a muoversi. Altre non si muovono più perché non riescono a sopravvivere un anno e otto mesi in queste condizioni. Trascorso questo tempo sono inviate tutte al macello, giovanissime ma già stremate dalla iper produzione di uova, resa possibile da selezione genetica, mangimi altamente proteici e cicli di luce artificiale.

Il tipo di allevamento sull’etichetta delle uova

Allevamenti e macelli non sono gli unici segreti dietro la produzione di uova. Le galline nascono negli incubatoi e appena nate sono separate dai pulcini maschi, che a differenza loro non le producono. Il trattamento riservato a questi ultimi dice molto su come l’industria consideri gli animali. Milioni di pulcini maschi sono tritati vivi perché ritenuti inutili, niente più che un rifiuto.

Il consumatore può scegliere il metodo di allevamento tramite un codice stampato sulle uova, che identifica con il numero 3 l’allevamento in gabbia e con il numero 2 l’allevamento a terra, ma sofferenza, mutilazioni e uccisione di pulcini fanno parte della produzione industriale di uova. Anche i pochissimi allevamenti all’aperto (codice 1) e biologici (codice 0), pur destinando alle galline uno spazio esterno, non sfuggono a pratiche crudeli. Non è una provocazione: è più facile evitare di mangiarlo che trovare in vendita un uovo per cui non sia stato maltrattato o ucciso nessun animale.

Cambiare è possibile

Nel 2017 gli allevamenti italiani hanno prodotto oltre 10 miliardi di uova, tante quante quelle consumate, sia intere che come ovoprodotto, ovvero ingrediente in preparazioni pronte. Evitandone il consumo si ha la certezza di estraniarsi da questo sistema, d’altronde adottare un’alimentazione vegetale è più semplice di quanto si creda.

Si può procedere anche per step: iniziare a ridurre il consumo di uova, oppure fornirsi se possibile dal contadino di fiducia o ancora rinunciare ad acquistarle, ma concedersi qualche strappo la sera a cena con amici. Sono abitudini quotidiane che non stravolgono le nostre vite, ma che possono fare la differenza per gli animali. L’apatia lasciamola alle galline allevate, loro non hanno scelta, noi sì.

Fonte qui

 

 


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Incontro conoscitivo mercoledì 9 maggio ore 1930

ciao,

andiamo incontro alla bella stagione e l’orto è un’esplosione di sapori e colori.

Per chi vuole conoscerci di persona, ci vediamo mercoledì 9 maggio alle ore 19,30.

L’incontro è gratuito e senza impegno

Per info inviate una mail a gasappunto@gmail.com e…. fate il passaparola tra amic*, conoscenti*, parenti!

a presto

GasAPPunto


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Una domenica di maggio in compagnia, NATURALMENTE!

Come ogni anno, la Sorgente Biologica di Marco Osti invita a condividere una domenica in mezzo alla natura.

ARRIVO: Ore 9.00

Azienda Agricola Biologica Osti Marco – Agritur Al Bait

Loc Meano 16, 38010 Spormaggiore (TN)

INIZIO PASSEGGIATA: Ore 10.00

Passeggiata lungo il Sentiero Natura del Maso Fratton,

durata 2 ore circa

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PRANZO:

Per chi volesse trattenersi per mangiare qualcosa in compagnia vi

offriamo la possibilità di fermarvi nel nostro Agriturismo. Per

l’occasione vi proponiamo un menù fisso a 15€ comprensivo di

primo, secondo e dolce.

Questo invito è per tutte le domeniche di maggio (06-13-20-27).

Per una questione organizzativa vi chiediamo di contattare

telefonicamente per confermare eventualmente la vostra

partecipazione: 328 3626483 oppure 320 0974845

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