Condividiamo questo articolo perché è proprio uno dei motivi che ci spinge a far parte del gasappunto
«In Italia esiste la schiavitù. E non è invisibile, e non è silenziosa. Urla e piange mentre brucia viva come a Amendolara.
La si vede e la si sente nei prezzi del cibo troppo bassi, nelle filiere non tracciate, nelle etichettature poco chiare su origine geografica e impegni etici. Purtroppo c’è un’ampia fascia del nostro sistema economico che vive e prolifera sulla sfruttamento.
Ognuno di noi è responsabile della propria indifferenza e accettare è sostenere. Noi rifiutiamo che gli esseri umani possano essere considerati macchine da lavoro; che lo sfruttamento sistematizzato sia tollerato; che esistano aree della produzione alimentare al di fuori dello Stato, senza leggi, senza diritti, senza traccia di giustizia e umanità».
Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia



























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